Caffè alle castagne

Un’idea per una pausa autunnale sfiziosa a base di caffè e crema di castagne.


Ingredienti (per 2 persone)

  • 150 ml di latte scremato
  • 2 cucchiaini colmi di crema di marroni
  • 2 dosi di caffè 
  • Cacao in polvere qb oppure due marron glacé sbriciolati

Preparazione

  1. Preparate il caffè per due persone.
  2. Nel frattempo scaldate il latte, senza portarlo ad ebollizione. 
  3. Preparate sul fondo della tazzina o del bicchiere un cucchiaino di marmellata di marroni con un cucchiaino di latte caldo, amalgamate.
  4. Montate il latte. [Ah, lo sbattitore per latte Ikea è di certo l’acquisto migliore ch’io abbia mai fatto!] 
  5. Versate il caffè nelle tazzine e aggiungete la schiuma di latte.
  6. Spolverizzate con cacao o con qualche briciola di marron glacé.

La ricetta del #Fertilityday

Ingredienti

  • Una manciata di immagini brutte
  • Q.b. di slogan retrogradi 
  • Un “pizzico” di denaro pubblico
  • Una presa per i fondelli

Mescolare bene il tutto e voilà, il #fertilityday è pronto.


Qui scrivo di ricette e io la ricetta per uscire da questo #epicfail non ce l’ho di certo, ma questo è anche il mio spazio e, visto che mi sento chiamata in causa, ecco il mio pensiero sul #fertilityday. 
Che poi in realtà è la mia esperienza, ma basta fare due chiacchiere con chiunque e ti rendi conto che di esperienze simili alla mia ce ne sono tante, tantissime. 

Questa cosa del #fertilityday mi fa veramente incazzare. Per tanti motivi.
Perché “Ha insultato tutti: chi figli non ne vuole, chi non ne può avere, chi vorrebbe ma non ha un lavoro, chi vorrebbe ma perderebbe il lavoro, chi li ha e non sa come arrivare a fine mese, chi ne vorrebbe un altro ma non saprebbe dove lasciarlo o come pagarsi il nido, ha offeso tutte le donne e pure gli uomini, che non sono stati minimamente presi in considerazione, come fossero giusto uno spermatozoo di passaggio”. Questo è il pensiero di una mamma e condivido in pieno.

Leggete questo post in cui si fanno giusto due conti di cosa costi un figlio in Italia. In una regione Autonoma! Figuriamoci nelle altre… http://www.50sfumaturedimamma.com/2016/09/sono-incazzata-ovvero-quanto-mi-costa.html?m=1

Mettere al mondo o non mettere al mondo figli non è solo una questione economica, ma in questo Paese l’aspetto economico incide molto, moltissimo. Come non spaventarsi dopo aver letto il post di Morna?! Sì, fa paura, soprattutto a chi i figli ce li ha e fatica ad arrivare a fine mese.

Non poter contare su un minimo di stabilità lavorativa, su una politica che aiuti concretamente la Famiglia, sulle aziende che vedono la donna come un costo più che una risorsa è altamente castrante. C’è da lavorare ancora tanto su molti fronti in questo Paese.

Io, che sono una qualunque, in un certo senso, mi sono dedicata al mio fertility day per anni. Prima, stando attenta a evitarlo: prima in cerca di un lavoro stabile che mi consentisse di mantenermi, poi in cerca di una casa sufficientemente capiente per 3 persone (e non potete immaginare la gioia di passare finalmente da 25 a 50 mq per un mutuo che si portava via circa l’80% del mio stipendio! NB: “portava” non perché l’ho estinto, ma perché nel frattempo si è estinto il mio stipendio). 

A 28 anni, raggiunti perciò gli obiettivi Laurea, Lavoro e Casa, diamo il via ai festeggiamenti per il sopraggiunto momento del fertility day, che s’interrompono però alla decima settimana: raschiamento e rientro al lavoro dopo 3 giorni lavorativi. 

Chiesi mezza giornata perché avevo male a star seduta, sanguinavo ancora. “Se proprio non può farne a meno” fu la risposta. Ormoni in circolo, un trauma da superare e il morale a pezzi, ma chissenefrega, infieriamo col senso di colpa perché non riesci a essere subito efficiente full time. Ché il figlio lo hai voluto tu e perciò cavoli tuoi!
Da lì in poi, a ogni mio brufolo sulla faccia o altro segno di stanchezza, la domanda era “Deve dirmi qualcosa?”, “Guardi, io capisco, ma visto che la collega è prossima a entrare in #maternità, se Lei potesse evitare di restare incinta in questo momento sarebbe meglio”, così a comando: modalità on/modalità off. Un condizionamento, chiamiamolo così, che, come me, molte donne che lavorano in questo Paese vivono quotidianamente. 

Siamo lontani, ancora troppo lontani Ministra, dal pensare di essere considerati civili come quei Paesi, non così lontani geograficamente da noi, in cui i padri sono parte integrante del progetto. Nel momento in cui nasce un bambino, nascono una mamma e un papà. Mi piacerebbe sentir parlare di più di paternità

Per me le domande, le occhiate, le battute arrivavano impertinenti come il ciclo, mentre io combattevo la mia battaglia interiore contro l’#INfertlityday

Ecco, Ministra Lei corregge il tiro e dice che la campagna del #fertilityday è proprio rivolta a quelle come me, quelle che per fare un figlio ci vuole un po’ più di 30 secondi. Insomma, l’ennesimo “mi avete frainteso”. Eh già, tutti #webeti noi!

Allora magari qualche spunto sull’argomento. 

Parliamo delle cure: costose in termini economici e di tempo, perché i farmaci, gli esami, i controlli, i monitoraggi a giorni alterni e i viaggi all’ospedale da Sanremo a Torino li ho potuti fare grazie al tempo che avevo a disposizione per me, concessomi – pare assurdo – dalla #cassaintegrazione e dalla #disoccupazione. Inimmaginabile poter prendere tutti quei permessi o quelle ferie se avessi continuato a lavorare! Per non parlare dello stress nel dover tenere nascosta una cosa del genere, per paura di perdere il posto! 

Sì, pare proprio che in questo Paese le madri, nel momento stesso in cui diventano tali, non siano più in grado di lavorare. Cioè: siamo in grado di far crescere una vita dentro di noi, partorirla, magari alzarci in piedi dopo neanche 24 ore nonostante uno sbrego nella pancia, ma ancora in molti pensano che con la placenta se ne vada anche qualunque facoltà mentale e capacità lavorativa. 

Torniamo al mio lavoro: come dicevo, al rientro dal primo tentativo di FIVET ho ricevuto la lettera di #licenziamento – ma è stato un caso, l’hanno ricevuta tutti i miei colleghi in effetti! La #crisi e tutti a casa… – coincidenze sì, è solo che avrei dovuto stare tranquilla, serena, godermi il momento, invece mi è crollato il mondo addosso, fintanto che ho avuto paura di farcela a quel punto. 

Senza lavoro come lo si mantiene un figlio? E invece no, altra tranvata o forse un respiro di sollievo. Che facciamo? Riproviamo o rinunciamo? Eh ma le ovaie, effettivamente sono “creative” per un tempo limitato, si sa Ministra, e se un figlio lo desideri e c’hai pure le ovaie creativo-alternative c’hai poco da rimandare. 

E così due anni di cure, viaggi, farmaci, visite, attese. Interminabili attese, in corsia, perché l’ostetrica, oltre a fare l’ostetrica, deve anche compilare millemila fogli perché nel frattempo coi tagli alla Sanità, l’impiegata allo sportello non c’è più. 

Quanto a me, per principio e per motivi economici, la scelta è di non andare in clinica privata. Nonostante tutto, abbiamo un Sistema Sanitario Nazionale che in molti ci invidiano. Rispetto alle cliniche private, l’#Asl costa meno, ma comunque costa e il resto pure! Noi siamo la Generazione 1000€, con quello dobbiamo far tutto. La fatica è tanta ma teniamo duro. Nel momento del bisogno, nessuna esenzione ovviamente. Il mio #welfare: i miei genitori. Altro spunto.

Poi finalmente il figlio arriva, al quinto tentativo. Il mio in effetti non costa neanche moltissimo: mangia pochissimo, caga pochissimo, tolto il pannolino prestissimo, impatto ambientale limitatissimo. Cresce pure poco perciò l’abbigliamento dura almeno due stagioni! 

La retta del nido invece ci è costata lo scaglione sopra, il penultimo, perché due anni prima (ripeto, 2 anni prima) ho avuto il grande agio di percepire l’indennità di disoccupazione che ha fatto reddito per l’#ISEE. Che poi quell’indennità sul conto ci sia solo passata come un Frecciarossa, assorbita da mutuo, bollette e spese varie, che importa? Per un nano secondo era pur transitata sul mio conto e perciò zitta e paga, anche se un lavoro ancora non ce l’hai! Ché una donna con un figlio piccolo è un rischio: potrebbe volere il secondo! Lei predica bene, perché una nazione a nascite zero è destinata a morire, ma le aziende dall’altra parte razzolano malissimo lo sa? 

Andiamo avanti? Sì, perché la vita va avanti.

Veniamo ad oggi, che mio figlio di anni ne ha 3 e io 37, insomma giovane ma non giovanissima. 

Per ironia della sorte, da nove mesi io e mio marito stiamo cercando di aprire un’azienda e renderci autonomi economicamente, dai nostri genitori e dai nostri precedenti datori di lavoro (anche mio marito ha dovuto sorbirsi le lamentele dei suoi datori, solo per aver chiesto un pomeriggio libero per poter partecipare al laboratorio di Natale all’asilo nido di nostro figlio!). Perciò se il lavoro non lo trovi (o rischi di perderlo) te lo crei. Indebitandoti, ovvio. 9 mesi, eh. Che è esattamente il tempo necessario per mettere al mondo un figlio.
Eppure, nel nostro caso,  quattro impiegati della #PubblicaAmministrazione non riescono a mettere insieme quattro carte per darci una diamine di autorizzazione e consentirci di lavorare. (Perché stiamo chiedendo di #lavorare, non di rubare!) A uno non compete, l’altro è in ferie, uno è appena rientrato, l’altro andrà in ferie a breve, all’altro non gli hanno girato la mail. E io nel frattempo aspetto, disarmata ormai dopo tanto tempo, di poter lavorare perché dall’altra parte chi un lavoro ce l’ha non lo fa come dovrebbe. 

Questa è la nostra quotidianità, Ministra. Credo molto lontana dalla Sua. Questa è la realtà in cui viviamo noi, non voi. Almeno così pare sentendovi parlare. Sì, perché oltre ai #furbettidelcartellino ci sono anche i più furbetti che il cartellino lo timbrano ma poi fanno una cippa come quegli altri, ma la fanno in ufficio. Qui a Sanremo ma anche lì a Roma, ché tutto il mondo è paese. 

Poi si lamentano perché si fa di tutta l’erba un fascio! E io detesto generalizzare, ma a un certo punto non se ne può più e non si può difendere l’indifendibile. 

Ecco dicevo, tra un impegno e l’altro, dovrei anche programmare il secondo figlio visto che ho una certa. Touché, Ministra.

Vorrei, ma dico volutamente “dovrei”, non perché lo dice Lei con questa campagna vergognosa (questi #soldipubblici potevano essere sicuramente spesi meglio), ma perché la legge italiana a dire il vero lo impone a chi fa fecondazione assistita e congela uno o più embrioni: ovvero, il “gemellino” di Filippo c’è già, è una blastocisti immersa nell’azoto liquido che in effetti non vedo l’ora di scaldare, dentro di me, ma finché non sussisteranno un minimo le condizioni di salute psicofisica per me, ed economica per la mia famiglia non ci penso neanche, ché oltre al mutuo per la casa – sempre quella di 50 mq-che-non-so-più-dove-mettere-la-roba – ora abbiamo anche l’affitto del capannone da pagare, un finanziamento, l’attrezzatura, un dipendente, il commercialista, il consulente, gli altri professionisti e le bollette. Debiti su debiti. Da 9 mesi. E tutto per poter lavorare in questo Paese. Perché in fondo qualcuno che ci crede e che spera ancora in un futuro migliore c’è, e non sarebbe il caso di farlo scappare. 

Che poi non è vero per niente che non ci penso, perché avanti di questo passo, con la lentezza della #burocrazia italiana, in attesa che tutti rientrino dalle loro ferie, che qualcuno si degni di fare un sopralluogo o mettere un timbro [e non parlatemi di #jobsact o #semplificazione che molti nella PA ignorano ancora la legge sull’autocertificazione che è del 1969!], in attesa di cominciare finalmente a lavorare, tra un attimo compio 42 anni e il sistema sanitario nazionale il transfer non me lo passa più! Scado. Come il latte alle ginocchia che viene con certe campagne. 

Tutto ciò per dire, insomma, che prima di procreare bisognerebbe creare un terreno più fertile alla base. Alle nostre ovaie sappiamo pensare da sole, non servono campagne pubblicitarie. 
Basterebbe un po’ più di serenità, che uno è subito più ottimista e tutto fila un po’ più liscio.

Il bene comune è una cosa che appartiene a tutti. Le mie ovaie sono mie e basta, per dire. Quel che serve cara Ministra è gente seria che si occupi di cose serie, per la #respubblica. Ché dopo il #fertilityday noi vorremmo mandare i nostri figli in scuole che non crollano ad ogni #terremoto

Ecco ministra, io la ricetta giusta per la Sua campagna proprio non ce l’ho, ma mi auguro che Lei possa leggere la mia e le altre esperienze di chi vive questa condizione in un Paese che non sembra affatto in grado di offrire terreno fertile alla Famiglia. Il problema, a mio modesto parere, non è il #fertilityday…

Frisciöi di zucchine trombetta


Pochi semplici ingredienti per un piatto sfizioso della tradizione ligure. I frisciöi sono delle frittelle salate, spesso servite come antipasto nei ristoranti, ma è possibile trovarle nelle friggitorie come sfizioso street food, nelle gastronomie e nelle numerose sagre che si susseguono per tutta l’estate dalla costa all’entroterra.

Potete farle con qualunque cosa, ma sicuramente le più rinomate sono quelle di gianchetti (i bianchetti), di baccalà e di zucchine, come proposte qui di seguito.

Ingredienti (per circa 18 frisciöi)

  • 150 gr farina
  • 150 gr birra o acqua gasata 
  • 1/2 spicchio d’aglio tritato
  • 2 uova
  • 1 manciata di prezzemolo tritato
  • Sale e pepe q.b.
  • 200 G di zucchine trombetta
  • Olio di semi di arachide q.b. per friggere

Preparazione

  1. Amalgamate la farina con le uova, aggiungere poco per volta la birra o l’acqua gasata fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo, senza grumi. 
  2. Aggiungete l’aglio e il prezzemolo tritati, sale e pepe e mescolate bene il tutto. Tenete da parte.
  3. Mentre la pastella riposa, pulite le zucchine trombetta e tagliatele a rondelle o se preferite a julienne per un risultato più omogeneo.
  4. Versate le zucchine nella pastella e amalgamate. 
  5. Mettete a scaldare l’olio in una padella e quando sarà ben caldo versatevi l’impasto a cucchiate e friggete sino a doratura da ambo i lati. 
  6. Scolate l’olio in eccesso dalle frittelle su carta assorbente da cucina. Servite caldi.

Buoni frisciöi a tutti e buona estate!

Pancakes di soia e farro

  
Ecco finalmente, dopo vari tentativi, sono riuscita ad ottenere dei pancakes soffici, leggeri, buonissimi! Il trucco? Gli albumi montati a neve, ma è ovvio! No, in effetti per me non è che fosse così ovvio, c’è voluto un po’, mi sono dovuta sacrificare facendo vari esperimenti (ah, non mi credete? No, in effetti non ho fatto nessuna fatica a provarli ogni volta!). Eh sì, perché il mio errore è stato quello di pensare ai pancakes come a delle frittelle e allora giù a mischiare tutto insieme. Eh no, i pancakes sono i pancakes, è roba seria! Non vorremmo mica chiamare pizza quel cerchio di pasta lievitata col ketchup sopra, no?!? E allora ecco la mia ricetta per i pancakes di soia e farro:

Ingredienti (per circa 12 pancakes)

  • 200 gr farina di soia
  • 100 gr farina di farro
  • 1 cucchiaino lievito vanigliato
  • 1 cucchiaino raso sale
  • 1 cucchiaino raso zucchero di canna
  • 20 g burro
  • 1/2 litro latte
  • 2 albumi montati a neve ferma 
  • 1 cucchiaino d’olio di semi per ungere la padella

Preparazione

  • Inserire tutti gli ingredienti nel Bimby o in un robot da cucina ad eccezione degli albumi che monterete a parte, a neve ferma (1 Min. Vel. 6).
  • Unire i bianchi montati a neve al resto del l’impasto facendo attenzione a non smontarli troppo (qualche secondo a vel. 3, giusto il tempo di ottenere un impasto omogeneo).
  • Ungere con poco olio di semi una padella antiaderente tipo quella per fare le crêpes e versare con un mestolino un po’ dell’impasto formando dei dischi.
  • Lasciare cuocere fino a quando il pancake comincia a formare delle bollicine sulla superficie e il bordo si asciuga leggermente. Girare il pancake e cuocere finché non si stacca bene dalla padella. Continuare fino ad esaurimento dell’impasto.
  • Serviteli con sciroppo d’acero e frutta oppure miele, marmellata, zucchero e limone, Nutella o cioccolata fondente.

Sostituendo il lievito vanigliato con quello istantaneo per pizze e torte salate e eliminando lo zucchero di canna, si ottengono dei pancakes salati, ottimi per un pranzo o uno spuntino salato😉

Salmone al vapore con salsa di mele e yogurt

  Le Ricette di Dani: salmone al vapore con salsa di mele e yogurt 
Siete alla ricerca di un piatto proteico che sostituisca la carne rossa? Questa ricetta fa per voi! Il salmone è ricco di proteine e omega3, ideale anche in un regime alimentare ipocalorico. La salsa di mele e yogurt rende questa portata anche molto gustosa. Al mio dueenne piace tanto!😉

Ingredienti

  • 4 tranci di salmone fresco
  • 3 mele
  • 1 cipolla
  • 1 vasetto di yogurt greco
  • 30 g Olio extra vergine di oliva
  • Prezzemolo fresco qb
  • 1/2 limone spremuto
  • Sale qb
  • Pepe qb 
  • Acqua qb

Preparazione

  1. Preparate la salsa: sbucciate la cipolla, mettetela nel boccale e frullate: 30 sec./vel. 7. Con la spatola raccogliete dalle pareti del boccale e ponete sul fondo. Aggiungete l’olio e rosolate per 3 min./100’/vel. Cucchiaio.
  2. Sbucciate le mele, tagliatele a pezzetti e mettetele nel boccale del Bimby: frullate tutto per 30 sec./vel. 7. Raccogliete sul fondo del boccale. Cuocete per 3 min./100’/vel. Cucchiaio. Aggiungete un bicchiere d’acqua, salate e cuocete fino a che le mele avranno assorbito tutta l’acqua (7 min./Varoma/vel. Cucchiaio). Se il composto risulta ancora acquoso, proseguite con la cottura a Varoma. A cottura ultimata, aggiungete lo yogurt e frullate tutto 1 min./vel. 8 o comunque fino ad ottenere una crema liscia e omogenea. Mettete da parte la salsa.
  3. Cuocete il pesce: Salate e pepate i tranci di pesce e sistemateli nel Varoma e sul vassoio oppure nel normale cestello per la cottura a vapore. Riempite il boccale d’acqua fino a coprire bene le lame. Profumate l’acqua di cottura con il succo di limone e un po’ di prezzemolo. Cuocete a temperatura Varoma per 15 minuti. 
  4. Disponete i tranci di salmone nei piatti e serviteli con la salsa alle mele.

Waffle (ricetta vegan)

  
Solo ingredienti vegetali per questa versione dei waffle senza uova, senza burro e solo con lo zucchero contenuto nel latte di mandorle.

Ingredienti

  • 300 g di farina di farro
  • 500 g di latte di mandorle
  • un pizzico di sale
  • un cucchiaino di lievito per dolci
  • 1 cucchiaio di olio di semi di mais

Preparazione

Inserite tutti gli ingredienti nel boccale del Bimby (3M/vel. 4-5) o del mixer e frullate fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo.
Se avete la macchina apposita per i waffle, versate l’impasto sulla piastra e cuocete secondo le istruzioni e fino al grado di doratura desiderata. Oppure potete cuocerli direttamente in un padellino antiaderente che avrete precedentemente scaldato e oliato e otterrete così dei profumatissimi pancakes. Per la cottura dei pancakes regolatevi così: quando cominceranno a comparire delle bollicine sulla superficie giratelo e completate la cottura finché il pancake si stacca da solo. Se necessario, di tanto in tanto oliate la padella e asportate l’olio in eccesso con la carta da cucina e proseguite fino ad esaurire l’impasto che dovrebbe essere sufficiente per una quindicina di pancakes.

Facile e veloce, no?

  

Rose di mela, cannella e rhum

Ricetta sciuè sciué: facile, veloce e d’effetto garantito. Per il the con le amiche, la merenda o per dessert. Non potevo non cimentarmi anche io con questa ricetta, perciò ecco qui la mia versione.

Ingredienti

  • 2 rotoli di pasta sfoglia già pronta rettangolare
  • 2 mele rosse
  • 2 limoni
  • 2 cucchiai di zucchero di canna
  • 1 noce di burro

Preparazione

  1. Preparare le mele: Potete decidere se sbucciare o meno le mele (io ne ho sbucciato una sola e le ho preparate separatamente, dimezzando il resto degli ingredienti per ciascuna. In foto potete vedere il risultato finale delle due versioni). Tagliate le mele a metà e privatele del torsolo. Tagliate a fettine sottili. Adagiatele in una padella con lo zucchero, il succo del limone e il burro. Fate ammorbidire le mele facendo attenzione a non rompere le fettine. Sfumate con il rhum e lasciate evaporare.
  2. Procedete alla preparazione delle rose: tagliate da ogni rettangolo di pasta sfoglia (per il lato corto) 6 strisce di circa 5 cm di altezza. Adagiate le fettine di mela sulla striscia di pasta sfoglia, sovrapponenedole leggermente e facendole sbordare dalla pasta. Ripiegate la metà inferiore della pasta sfoglia sulle mele, premete leggermente e, cominciando da un lato, arrotolate la striscia su se stessa. Ponete le rose dentro uno stampo da muffin e cospargete di cannella. Cuocete in forno già caldo a 180° per circa 15/20 minuti. Tirate fuori dal forno, coprite le rose con un foglio di carta di alluminio per non bruciare le mele e infornate nuovamente per altri 15/20 minuti circa. Voilà!